Alla guerra si risponde con la guerra

23 AGO 20
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Ieri (3 luglio), nell'immediatezza delle notizie, mi sono posto alcune domande non "Politically correct". Sul Foglio online, nella sezione Hyde Park Corner, ho trovato subito una lettera di 2 righe e ½ di Roberto Zorzi, con qualche appunto a Napolitano. Certo, sapendo come stavano le cose, avrebbe fatto bene ad avvisare prima, sia i delinquenti, che la magistratura. E ad invitare le forze dell'ordine ad usare la massima decisione. Chiedevo scusa per aver usato l'insufficiente termine delinquenti, ma spiegavo che non volevo offendere i terroristi o gli animali. Evidentemente tutti hanno avuto lo stesso pensiero e solo questa sera ho sentito che Maroni, in veste ufficiale, ha parlato di terroristi (nobilitandoli). Ma ha parlato anche di tentato omicidio: no, si tratta di peggio! Nelle varie pagine dedicate oggi dal "Corriere" al fattaccio, spicca un articolo di Marco Imarisio dal titolo: "Dove c'è violenza, inaccettabile ogni ambiguità", che scopre l'acqua calda, ma è un valido intervento. Nella pagina successiva, con la foto formato tessera dello scrittore, spiccava il titolo: ""Dalla parte dei poliziotti". Pasolini, citazione bipartisan". Invero non sono mai stato un suo estimatore ed anche questa citazione non mi piace, perché ritengo che non si simpatizza con i poliziotti "perché figli di poveri", ma perché sono il braccio dello Stato (del quale - e dell'ordine pubblico in particolare - mi sembra il nostro grande avesse un concetto alquanto diverso dal mio. Però di me, pesantemente normale, nessuno presto si ricorderà). Comunque lo Stato, quando viene attaccato, deve contrattaccare e "finire" (anche in senso fisico, quando necessario) il nemico che gli ha dichiarato guerra. E, siccome è un nemico globale, bisognerebbero che lo facessero tutti gli Stati, senza coprirsi con vacui concetti di civiltà, quella civiltà antica che è stata seppellita da un relativismo e da un individualismo assoluti e moderni.